Il vero quadro di un accordo

Articolo pubblicato su Opinione Liberale, di Morena Ferrari Gamba

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Il tema sull’Accordo quadro è sicuramente di grande attualità e sta toccando corde molto sensibili del cittadino. Molti, politici e non, ne discutono animatamente ma quasi mai ne declinano i dettagli del contenuto, rendendo difficoltosa la comprensione a noi persone comuni e soprattutto infondendo la paura di una non ben identificata perdita di identità. E’ stato quindi molto interessante poter ascoltare Roberto Balzaretti, Segretario di Stato nonché Direttore della Direzione degli affari europei (DAE) in dialogo con l’avv. Giovanni Merlini, Consigliere Nazionale e Candidato agli Stati, davanti ad un folto ed attento pubblico. 

Il Segretario di Stato Roberto Balzaretti, capo coordinatore dei negoziati fra la Svizzera e l’Unione europea, ha ripercorso la storia delle relazioni fra il nostro paese e l’UE dopo il voto sullo Spazio economico europeo del dicembre 1992. Ha parlato segnatamente della genesi della discussione sull’accordo quadro istituzionale. 

Balzaretti ha dapprima illustrato le difficoltà che si incontrano nel trattare con i commissari dell’Unione Europea, iniziando proprio dalle differenze culturali e quindi dall’approccio ai problemi. 

Egli ha messo in evidenza alcuni fatti: il contesto geografico in cui si trova la Svizzera fa dei Paesi europei dei partner essenziali. Sul piano culturale, quello delle lingue e dei valori ma soprattutto in ambito economico. Ad esempio, l’Italia è il secondo partner commerciale più importante in assoluto. Nel 2018, il volume degli scambi fra la Svizzera e le regioni limitrofe italiane (Lombardia, Piemonte, Trentino e Valle d’Aosta) è stato superiore a quello degli scambi con Giappone, India e Russia messi assieme. 

In questo senso, gli accordi bilaterali I, firmati nel 1991, sono stati decisivi e conservano oggi tutta la loro importanza. 

Il Consiglio federale, ha soggiunto Balzaretti, intende consolidare questa via bilaterale specifica alla Svizzera con la conclusione di un accordo quadro istituzionale. Un passo volto a dare un assetto giuridico stabile agli accordi di accesso al mercato e a permetterne l’aggiornamento. Permetterebbe inoltre alla Svizzera di concludere nuovi accordi bilaterali con l’UE. 

Entrambi i relatori hanno ricordato la posizione globalmente positiva del governo sul testo dell’accordo, illustrarono i punti per i quali, sulla base delle consultazioni effettuate nella prima metà dell’anno, il Consiglio federale ha deciso di procedere a dei chiarimenti: la protezione dei salari e del mercato del lavoro, un elemento molto importante non da ultimo per il Canton Ticino, la direttiva relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e gli aiuti statali. 

Questi chiarimenti vengono effettuati con il coinvolgimento stretto dei cantoni e dei partner sociali, con i quali si lavora al fine di trovare un forte consenso interno. Si tratta di un approccio “bottom-up” tipico nel nostro Paese e necessario, ha sottolineato Balzaretti, per ottenere una buona soluzione. Il Segretario di Stato ha reiterato la posizione del Consiglio federale, secondo la quale la qualità dell’accordo deve prevalere su considerazioni temporali. Sono inoltre stati toccati gli aspetti su come verranno trattate le controversie con l’istituzione di un tribunale arbitrale per dirimere la vertenza sull’applicazione dell’Accordo. Inoltre, viene messa in evidenza la delicata situazione del Canton Ticinese ragione per la quale è necessario trovare una soluzione che garantisca e anzi migliori il nostro mercato del lavoro, ribadendo che sui tre aspetti da chiarire non ci sia alcun cedimento da parte nostra. 

Giovanni Merlini conclude che, fatto salvo i chiarimenti richiesti dal Consiglio Federale e dal Parlamento, di cui sopra, “Al diritto della forza preferisco la forza del diritto: il risultato dei nostri negoziatori è un buon risultato”.