50 fa il Ticino respingeva la legge urbanistica - G. Re

Opinione pubblicato sul CdT il 31 gennaio 2109 – Giancarlo RE

Il 20 aprile 1969 dopo una vivace campagna referendaria, il popolo ticinese respinse la Legge urbanistica che era stata approvata dal Gran Consiglio nel dicembre 1968. La “Rivista di cultura” dell’Archivio storico ticinese ha dedicato al tema la sua edizione di dicembre che comprende due interventi di carattere storico, di Angelo Rossi e Silvano Toppi, e la presentazione di alcuni progetti urbanistici moderni da parte degli architetti Michele Arnaboldi e Stefano Rizzi, dell’Accademia di architettura di Mendrisio. Secondo il prof.Angelo Rossi il progetto respinto dal popolo nel 1969 era troppo elitario. Rossi ricorda che, a partire dalla seconda metà degli anni 50 il Cantone conobbe uno sviluppo economico senza precedenti dovuto alla crescita della popolazione ed alla conseguente domanda di alloggi oltre che alla realizzazione di infrastrutture pubbliche come l’autostrada da Chiasso al San Gottardo. Il fervore edilizio, in quegli anni, è stato enorme e non sempre sano: l’afflusso di capitali stranieri, soprattutto italiani, favorì l’insorgere di operazioni che vedevano il prezzo di un immobile, acquistato e venduto più volte in breve tempo, aumentare in maniera considerevole. Praticamente tutti i terreni erano considerati edificabili. Il Cantone, con la Legge edilizia del 1940, imponeva ai Comuni di elaborare il Piano Regolatore ma ciò avveniva solo in pochi casi perché, nei Comuni, mancava la volontà di pianificare o mancavano le risorse necessarie. Negli agglomerati urbani le nuove costruzioni venivano realizzate in gran parte su terreni destinati, da secoli, all’uso agricolo. In una situazione del genere solo un’élite di professionisti e di  amministratori, preoccupati per il consumo di superficie e per i costi delle infrastrutture pubbliche che venivano imposti ai Comuni ed al Cantone, si rendevano conto della necessità di un maggior intervento dello Stato. Silvano Toppi mette in evidenza il ruolo avuto, in tale direzione, dai giovani dei diversi Partiti ticinesi. In quegli anni ero membro del direttorio di AGLRT (Azione giovanile liberale radicale ticinese) e posso confermare l’affermazione di Toppi. Esisteva infatti, a partire dagli anni 60 del secolo scorso, una buona collaborazione tra i movimenti politici dei giovani ticinesi nei confronti di temi importanti come la necessità di concedere il voto alle donne, la programmazione economica(in seguito alla mozione del 1962 dell’on.Libero Olgiati, allora presidente del PLRT , ed al rapporto sullo stato e le prospettive dell’economia ticinese del prof. Francesco Kneschaurek, del 1964) e la necessità, per il Cantone, di dotarsi di una Legge urbanistica in grado di proteggere il nostro territorio. Angelo Rossi cita l’arch.Benedetto Antonini che ricorda come l’on.Franco Zorzi, sensibile alle problematiche del territorio e principale promotore della Legge urbanistica, creò, accanto all’Ufficio delle strade nazionali, la Sezione della pianificazione del territorio chiamando a dirigerla un uomo di grande cultura come l’ing.Giuseppe Barberis. L’arch.Benedetto Antonini, che gli succedette e diresse a lungo la Sezione con analoga sensibilità culturale, è dell’opinione che  l’elettorato ticinese, nel 1969, non era ancora maturo per una riforma come quella proposta dall’on. Franco Zorzi .Nel 1964, dopo la morte in un incidente di montagna dell’on.Zorzi, alla direzione del Dipartimento costruzioni venne eletto l’on.Argante Righetti che difese con molta energia la Legge urbanistica nel corso della campagna referendaria. Il popolo ticinese fu però di parere contrario. Gli oppositori fecero leva sui timori di restrizioni alla proprietà privata e su argomenti (riconosciuti poi pretestuosi) come il “cappello ideologico” al rapporto della Commissione del Gran Consiglio e, come afferma  Silvano Toppi, sulle analogie con la legge urbanistica italiana proposta dal ministro Fiorentino Sullo.

La pianificazione del territorio in Svizzera.

Anche nel resto della Svizzera il dibattito sul tema della pianificazione del territorio fu esclusiva di un’élite che si proponeva di limitare l’espansione disordinata delle aree edificabili attorno ai centri urbani, contenere il costo della casa e degli affitti, limitare le spese dei Comuni e dei Cantoni per la realizzazione delle infrastrutture, proteggere il paesaggio, ecc. In quegli anni venne creato, al Politecnico di Zurigo, l’Istituto ORL che, a partire dal 1965, promosse i primi corsi per pianificatori e, negli anni 70, concepì i “Leitbilder”, concezioni direttrici per la pianificazione nazionale, regionale e locale. A questo dibattito, ricorda Rossi, contribuì l’Associazione svizzera per la pianificazione del territorio VLP-ASPAN nata, nel 1943, su iniziativa dell’arch.Armin Meili che, nel 1939, era stato direttore dell’Esposizione nazionale di Zurigo. Nel 1964 VLP-ASPAN (ora chiamata Espace Suisse) propose l’articolo costituzionale, approvato dal popolo nel 1969, che garantiva la proprietà privata ma accordava a Cantoni e Confederazione il diritto di limitarne l’uso.

I contenuti della Legge urbanistica.

Il prof. Angelo Rossi , che è stato a lungo docente all’ORL del Politecnico di Zurigo prima di diventare il primo direttore della SUPSI, ritiene che, a  50 anni di distanza, la Legge urbanistica possa essere considerata come un testo moderno per la sua epoca. Attraverso il Piano Direttore essa attribuiva al Cantone un importante ruolo di guida nel fissare lo sviluppo urbanistico. I Comuni erano sollecitati ad elaborare i loro Piani regolatori ed i Piani particolareggiati. L’edificazione nelle zone non urbanizzate era praticamente impedita a meno che i proprietari si assumessero le spese per la realizzazione delle infrastrutture. Si prevedevano strumenti come la ricomposizione e la rifusione particellare, la possibilità di costituire Consorzi tra Comuni e proprietari, la tassazione del plusvalore ed il programma quadriennale di realizzazione. La caduta della legge favorì la creazione di zone edificabili sovradimensionate (con Comuni  che prevedevano il doppio o il triplo della popolazione residente)le cui conseguenze  si riscontrano ancora oggi. La nuova Legge federale , approvata in votazione popolare nel 2013, prevede infatti che i Piani regolatori debbano tener conto dello sviluppo prevedibile dei prossimi 15 anni e che le zone edificabili sovradimensionate debbano essere ridotte. La tassazione del plusvalore derivante da atti pianificatori, da sempre sostenuta da ASPAN, sia a livello federale, sia a livello cantonale, è entrata in vigore, in Ticino, solo nel 2015! La caduta della legge urbanistica lasciò un vuoto legislativo che la Confederazione colmerà solo con la Legge federale sulla pianificazione del territorio del 1980 e con la sua revisione del 2013.

Giancarlo Ré, presidente Gruppo Ticino Espace Suisse (ASPAN)

 

Rivista di cultura, dicembre 2018, Archivio storico ticinese 164. Impaginazione: Casagrande SA Bellinzona.Stampa: Salvioni Arti grafiche SA Bellinzona.