La scuola deve prepare al futuro - Peter Rossi

Opinione pubblicata sul CdT del 17 ottobre 2018 - Peter Rossi

Il capitale umano è il fattore produttivo al centro di ogni teoria economica e consiste nella qualità delle conoscenze necessarie e delle specializzazioni utili che risultano da un processo di formazione e della pratica quotidiana.L’istruzione scolastica è al tempo stesso la condizione indispensabile e l’ingrediente fondamentale per lo sviluppo e la crescita della persona.              

La scuola dovrebbe quindi prefiggersi l’obiettivo di preparare i giovani (a dipendenza delle possibilità e dei talenti individuali) ad affrontare il mondo in genere, dando loro la capacità di imparare ciò che successivamente serve e non dotarli di nozioni inutilio che non saranno mai utilizzate.

Abbiamo un futuro sempre meno prevedibile o prevedibile con buona approssimazione per periodi costantemente più brevi. Occorre quindi dotare gli scolari di strumenti e di risorse che li abilitino a sviluppare continuamente le proprie competenze, a riflettere, ragionare, intraprendere.

Il sistema scolastico deve sviluppare nei giovani l’attitudine fondamentale ad apprendere ininterrottamente, allenare coscienze vive e critiche, garantire la padronanza attiva e consapevole dei linguaggi, ciò che significa padronanza delle tecnologie e non asservimento passivo e irresponsabile. Se la scuola del secolo scorso insegnava a leggere, scrivere e fare i conti, la scuola d’oggi deve insegnare a leggere digitale (analizzare i dati), scrivere digitale (programmare sui dati), far di conto digitale (sviluppare dei dati) evitando di formare per lavori che ancora non esistono, lavori che utilizzeranno tecnologie che ancora non sono state inventate per risolvere problemi che ancora non abbiamo. Oltre ad aggiornare una missione serve rinnovare la visione, pensare a progettare una scuola che non scarichi sugli studenti nozioni su nozioni ma li accompagni e orienti in un mondo sempre più complesso mostrandone le logiche, anticipandone i progressi, spiegandone gli eccessi. Proprio per questo la scuola ticinese non può permettersi nessuna autoreferenzialità e men che meno lasciata a se stessa. Il cambiamento costante, tecnologico e sociale è ormai un destino irreversibile.

La scuola ha un suo preciso dovere; quello   di fornire alle nuove generazioni gli strumenti per affrontare un futuro sempre più incerto con la necessaria dose di fiducia. La sfida (dove i problemi sembrano insormontabili) è preparare i giovani affinché un domani siano protagonisti e non una comparsa. Il mese scorso si è tornarti in classe. Sono ricominciate le fatiche per gli studenti e insegnanti. L’augurio è che la nostra scuola diventi- nei fatti - un bene pubblico (né di centro, né di sinistra, né di destra) che tutti hanno il doveredi tutelare, proteggere, innovare.

Aiutare i giovani attraverso la scuola a costruire una società migliore rispetto a quella che stiamo loro lasciando è un dovere non solo delle Istituzioni e dei politici, ma di ogni cittadino.

Peter Rossi,      

Già presidente della Commissione Cantonale per la formazione nel commercio