Il Ticino e le aliquote per il futuro - Simona Genini

Opinione pubblicata su CdT venerdì, 13.10.2018 - Simona Genini

A sei mesi dalle elezioni cantonali mi sembra opportuno porre il tema fiscale al centro dell’attenzione, nella speranza che la discussione diventi più fattuale che ideologica. Ci sono, infatti, alcuni dati che nessuna persona seriamente interessata al tema può ignorare. Ricordo soltanto il duplice cambiamento nello scenario internazionale e nazionale. Al primo livello, il piano d’azione cosiddetto BEPS (non a caso acronimo di erosione della base fiscale tramite migrazione dei profitti) ridurrà in prospettiva la possibilità che un Paese fondi la sua competitività fiscale con fenomeni di pianificazione fiscale troppo aggressiva in danno di quelli dove l’attività economica viene effettivamente esercitata. A livello nazionale, la riforma fiscale che sarà presumibilmente in votazione nel maggio prossimo sopprime statuti fiscali cantonali che la Comunità internazionale non è più disposta ad accettare, proponendo delle misure accompagnatore di cui alcune (patent box) poco praticabili nel nostro Cantone. A fronte di questo nuovo quadro, la fiscalità ticinese è confrontata con i problemi di competitività intercantonale che sono noti da tempo e, al tempo stesso, con un sostanziale immobilismo. Va ricordato, avendo menzionato, l’abolizione del regime fiscale favorevole alle società a statuto speciale, che queste concorrono oggi per 42 mio., su un totale di 270 mio., al gettito cantonale dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche, pur essendo oggi tassate in misura del 20%. Con la riforma, inevitabile, queste società vedranno tassate il loro intero utile ed è importante offrire loro una contropartita che se possibile ne eviti la migrazione. Il Consiglio di Stato, nel dicembre 2016, aveva appunto presentato un progetto nel quale si prospettava di ridurre l’aliquota ordinaria delle persone giuridiche dal 9 al 6%. Questo intervento, per quanto sia ponderato e moderato, non garantisce peraltro la non fuga di questi contribuenti. Viste le riforme già ventilate dagli altri Cantoni, il posizionamento del Cantone nel raffronto intercantonale passerebbe infatti dall’attuale 19° rango al 24° rango. Soltanto due Cantoni in Svizzera – Argovia e Zurigo – presenterebbero delle aliquote maggiori di quelle ticinesi. Questa fragilità è ancora più preoccupante siccome si inserisce nel contesto complessivo della scarsa competitività fiscale intercantonale del nostro Cantone. Bisogna forse ricordare che la pressione fiscale sui redditi medio alti è particolarmente rilevante, a fronte di aliquote particolarmente moderate per i redditi meno significativi. Con il ché, non lo si ripete mai abbastanza, una percentuale molto piccola dei contribuenti (tanto delle persone fisiche, che delle giuridiche) contribuisce al gettito totale in modo particolarmente significativo. Con tutte le conseguenze in termini, appunto, di rischi sull’evoluzione dei gettiti. Quanto poco siano avvertiti questa complessiva precarietà tributaria e il mutamento dello scenario internazionale che l’ha generata e accompagna lo dimostrano, da ultime, molte reazioni recenti alle notizie relative alla ristrutturazione presso il Gruppo Kering con sede a Cadempino. Si passa dall’incredulità, alla sorpresa per arrivare persino ad una sorta di compiacimento negativo da parte della sinistra. Nulla di nuovo sotto il sole basta ricordare commenti simili quanto a fare notizia fu la partenza del gruppo Armani dal Ticino. Tuttavia, sarebbe sbagliato polemizzare invece di cogliere l’occasione per fare un altro tipo di ragionamento. Premesso che migliorare il ranking fiscale ticinese nel contesto intercantonale è comunque indispensabile e urgente, è vero che le scelte nazionali e internazionali di cui ho detto all’inizio rendono ormai illusoria una competizione fiscale basata essenzialmente sulla riduzione delle aliquote o il mantenimento di forme privilegiate d’imposizione. Ciò significa, però, che bisogna pensare ad altre forme di attrattività e di competitività del nostro territorio. Chi non vuole ridurre la pressione fiscale, deve dire come intenda, in altro modo, far restare il Ticino competitivo in un contesto economico che fa della mobilità, della qualità e della prevedibilità delle condizioni quadro per decidere insediamenti e attività. Insomma: chi non vuole ridurre le imposte, deve dire, a maggiore ragione, come pensi di fare in modo che il nostro Cantone possa affrontare le reali dinamiche economiche odierne, non quelle del passato o di un ipotetico futuro.  Le aliquote fiscali sono, eccome, importanti. Ma oggi più che mai decisive sono le aliquote di efficacia dello Stato, dei suoi apparati formativi, amministrativi e giudiziari, per evitare che l’albero della attuale non competitività del sistema fiscale nasconda la foresta della progressiva non competitività del sistema Paese.

Simona Genini