Formazione e piazza industriale - G. Re

Opinione pubblicata sul CdT 6 ottobre 2018 - Giancarlo Re

Nell’edizione del 26 settembre questo giornale ha pubblicato due notizie che meritano una riflessione. La prima concerne le dimissioni, da Consigliere federale, dell’on.Johann Schneider Ammann a cui si riconosce, giustamente, di aver difeso la piazza industriale svizzera e di aver promosso la formazione professionale  (in quest’ultimo caso affiancato dal suo Segretario di Stato Mauro Dell’Ambrogio con il quale, dopo il voto del 9 febbraio 2014 contro l’immigrazione di massa, riuscì a far rientrare la Svizzera sia nel programma di ricerca Orizzonte 2020, sia nel programma Erasmus).La seconda notizia riguarda la decisione di Novartis di ridurre di circa 2100 unità, entro il 2022, di posti di lavoro nel nostro Paese. Questa misura, secondo il giornale, tocca in particolare le sedi di Basilea, con circa 1000 posti in meno, quella di Stein (700 in meno) e Schweizerhalle (350 in meno).La sede di Locarno  perderebbe 35 posti di lavoro e quella di Rothkreuz una diecina. L’azienda annuncia, nello stesso tempo, la creazione di nuovi 450 posti di lavoro a Stein ma la decisione di ridurre gli effettivi in Svizzera, soprattutto in vista di delocalizzare in Paesi dove il costo della manodopera è inferiore, è comunque importante. I Governi cantonali maggiormente toccati dalla ristrutturazione (Basilea città, Basilea Campagna, Argovia) hanno espresso la loro delusione per l’ampiezza di questa soppressione di impieghi, pure denunciata dai principali sindacati dei lavoratori. La rivista “Schweizer Illustrierte”, non certamente sospetta di simpatie di sinistra, ha dedicato il suo settimanale cactus al CEO di Novartis Vas Narasimhan (mentre, nello stesso numero, ha giustamente elogiato l’attività dell’on.Johann Schneider Ammann , definito “Mister Werkplatz”) .Secondo Novartis in Svizzera rimarranno anche in futuro importanti unità di ricerca e sviluppo ma i Governi cantonali maggiormente toccati dalla ristrutturazione chiedono che il trasferimento all’estero di alcune attività venga ripensato. C’è da augurarsi che questo appello venga recepito dall’azienda perché  i massicci trasferimenti all’estero di attività manifatturiere (non è solo Novartis a praticarli ma anche altre multinazionali) danneggiano la piazza industriale svizzera e sono in contrasto con la politica che il nostro Paese persegue nel campo della formazione. Ricordo ad esempio che, nel nostro Paese, l’autorità cerca di promuovere la formazione duale che molte Nazioni ci invidiano. Nel 1998 sono state create le 7 SUP svizzere nell’ambito della “rivitalizzazione dell’economia svizzera”, come affermava il Messaggio del Consiglio federale del 1995. I giovani che , alla fine della Scuola media, scelgono l’apprendistato possono, tramite la maturità professionale, accedere ad una delle 7 SUP svizzere e addirittura, se ne hanno le capacità e la volontà, conseguire un Master presso Università e Politecnici. In Svizzera si moltiplicano inoltre gli sforzi, di Enti pubblici e privati, per promuovere la formazione continua. Tutto ciò ha un costo di cui l’economia dovrebbe tener conto se vogliamo conservare la nostra piazza industriale. I guadagni immediati dovuti a trasferimenti all’estero potrebbero non durare nel tempo e, in ogni caso, non fanno del bene alla piazza industriale svizzera e sono in contrasto con la nostra politica della formazione.

Giancarlo Ré